Hitler bannato da Xbox Live

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L’affascinante cortometraggio Magnetic Movie ha conquistato uno dei premi dell’Immagine Science Film Festival 2009. Un riconoscimento meritato per un film che ci mostra ciò che solitamente è precluso alla nostra vista.

Il breve filmato illustra la natura caotica e in continua mutazione dei campi magnetici. Le immagini sono state girate nei pressi degli Space Sciences Laboratories della NASA (UC Berkeley) e sono accompagnate dalle voci di alcuni ricercatori, intenti a illustrare il frutto delle loro scoperte legate principalmente allo studio del Sole.

http://www.blogalileo.com/corto-magnetico/

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Microsoft Store = Apple Store

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Matrix WordPress Easter Egg

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Le applicazioni per iPhone costano meno e funzionano bene

All’acquisto di un telefono cellulare, come l’iPhone, alcune persone si lasciano intimorire dal prezzo. Spendere 599 € per un terminale è una spesa di non poco conto. Uno degli errori più grandi è credere che il costo di un telefono si faccia dal suo prezzo di listino, mentre è ormai d’obbligo mettere in conto anche il costo delle applicazioni.

Un’indagine approfondita fatta da Gizmodo mostra come, in realtà, l’iPhone costi molto poco rispetto i telefoni della concorrenza perchè l’App Store permette di avere prezzi delle applicazioni molto bassi grazie alla grande diffusione del telefono. Tanto per fare alcuni esempi: il navigatore CoPilot 7 vi costerà 200 $ per Windows Mobile contro i 35 $ richiesti per CoPilot 8 per iPhone, il gioco Fieldrunners costa 7 $ nella PSP e 3 $ nell’iPhone e VR+ Voice Recorder costa 30 $ per BlackBerry e 2 $ per iPhone.

Se sommate la vostra spesa di applicazioni in un anno vi renderete conto che a parità di software avrete speso molto di più con altri terminali che con un iPhone.

via http://www.melamorsicata.it/mela/2009/10/20/le-applicazioni-per-iphone-costano-meno-e-funzionano-bene/

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“Ode allo Spreco” di Chris Anderson

Principali concetti de “Ode allo Spreco” di Chris Anderson, direttore di Wired US, sul numero di Ottobre di Wired Italia

  • A differenza della natura che è portata a sprecare vita per cercare vita migliore noi esseri umani non siamo predisposti positivamente verso lo spreco, lo consideriamo eticamente sbagliato (pensiamo al senso di colpa che proviamo nei confronti del cibo: se dovessi cucinare una torta e questa non mi soddisfa pienamente non la butterei via per provare a farne una migliore, ma mangerei quella mediocre perchè sarebbe un peccato gettarla nella spazzatura).
  • Il concetto di spreco è soggettivo e muta nel tempo perchè cambia il valore economico di alcuni prodotti e servizi; Anderson fa l’esempio della differente percezione di una chiamata interurbana tra nonni e nipoti: i primi la vivono come qualcosa da fare in fretta senza perdere tempo perchè dispendiosa nonostante oggi il costo delle telefonate si sia drasticamente ridotto, i secondi quasi non si pongono il problema.
  • La tecnologia oggi ci consente di sprecare proprio come avviene in natura perchè il costo dello spazio che occupiamo con i nostri sprechi (dati, file, etc) è prossimo allo zero.
  • YouTube è un esempio concreto di sfruttamento dello spreco: una specie di esperimento collettivo per esplorare lo spazio potenziale dell’immagine in movimento “sprecando video” in cerca di video migliori.
  • YouTube mette in crisi il concetto di qualità, scardinandolo da ogni valenza oggettiva per lasciare posto a quelle soggettive: è risaputo che YouTube è pieno di cosiddetta spazzatura, ma non lo è nel momento in cui un video come il piccolo panda che starnutisce totalizza oltre 40 milioni di views. Anderson fa l’esempio dei suoi figli appassionati di Star Wars che preferiscono le animazioni in stop motion ricreate con il Lego da bambini di nove anni loro coetanei rispetto al dvd HD. “La spazzatura è negli occhi di chi la guarda”.
  • YouTube cambia le logiche del marketing facendo emergere un mercato prima invisibile in cui la domanda è spesso inespressa o ignorata e l’offerta va ricercata all’interno dello spreco. Riprendendo l’esempio dei suoi figli, Anderson dice che “dev’esserci sempre stata una domanda di Star Wars in stop motion, ma era invisibile perchè nessun esperto di marketing aveva avuto l’idea di offrire un prodotto del genere”. YouTube stravolge le logiche del media introducendo una logica di abbondanza in un settore fortemente caratterizzato dalla gestione della scarsità. Riprendo un passaggio dell’articolo: “Se controlliamo risorse scarse (per esempio la TV in prima serata), dobbiamo scegliere attentamente. Quelle mezz’ore di trasmissione hanno costi reali, e se non si raggiungono le decine di milioni di spettatori si paga con soldi bruciati e carriere distrutte. Non stupisce che i dirigenti televisivi si affidino alle sit-com e alle celebrità: una scommessa sicura in un gioco costoso. Ma se potete sfruttare risorse abbondanti, potete correre rischi perchè il costo del fallimento è basso. Nessuno viene licenziato se la vostra clip su YouTube viene vista solo da vostra madre.
  • In un mondo in cui scarsità e abbondanza coesistono è necessario “perseguire simultaneamente controllo e caos”.

Via http://www.lafra.it/2009/10/15/riflessioni-su-ode-allo-spreco-di-chris-anderson/ (da leggere per le sue riflessioni personali a riguardo)

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Magnetricità

Magnetricità. Questo è il nome che i ricercatori del London Centre for Nanotechnologyhanno dato a una proprietà fino ad oggi solo ipotizzata: l’equivalente magnetico dell’elettricità. In alcuni materiali, a quanto risulta, la carica magnetica è in grado di scorrere come quella elettrica. Una scoperta che potrebbe rivoluzionare il campo dell’elettromagnetica, con ricadute pratiche notevoli.

È la prima volta che questo fenomeno viene osservato e misurato. Per farlo, il team guidato da Steve Bramwell ha sfruttato un particolare materiale cristallino appartenente alla categoria degli Spin Ice. Quando questo cristallo viene portato a 272 gradi sotto lo zero i suoi ioni si organizzano dando luogo a quasiparticelle che si comportano come magneti a un solo polo, in gergo tecnico: monopoli. Applicando un campo magnetico a questo materiale i ricercatori hanno visto che i monopoli tendono ad accumularsi su un solo lato del cristallo, un po’ come fanno gli elettroni sottoposti a un campo elettrico.
L’argomento è complesso, meglio andare con ordine.

Era il 1894 quando Pierre Curie ipotizzò per la prima volta l’esistenza di un magnete con un solo polo. Da allora il monopolo è diventato un altro Santo Graal della fisica teorica. Come tutti sanno, solitamente un magnete mantiene sempre i due poli di carica opposta, non importa quante volte lo si spezzi, ai due estremi si avranno sempre due cariche. Lo scorso settembre, però, per la prima volta scienziati di Grenoble e Berlino hanno scoperto che in alcuni materiali cristallini, come il titanato di disprosio, a temperature prossime allo zero assoluto ospita monopoli che si muovono all’interno del cristallo generando una corrente magnetica (per capire il meccanismo nello specifico,andate qui.

È ancora presto per azzardare applicazioni pratiche, inoltre la magnetricità presenta alcuni limiti difficili da superare (funziona a temperature bassissime e solo all’interno di cristalli Spin Ice). Tuttavia Steve Bramwell non esita a ipotizzare che la magnetricità potrebbe essere sfruttata per costruire memorie per computer incredibilmente piccole. Avendo le dimensioni dell’atomo, i monopoli sarebbero candidati perfetti per ospitare gli 1 e gli 0 dell’archiviazione informatica.

via http://www.wired.it/news/archivio/2009-10/15/ecco-a-voi-la-magnetricita.aspx

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Secondo un’indagine condotta da ABC7 (http://abclocal.go.com/wabc/video?id=7054969), sembrerebbe che molti utenti iPhone siano letteralmente “”drogati” di applicazioni.
Molti intervistati, infatti, hanno ammesso di non poter far a meno di scaricare e utilizzare le applicazioni AppStore, ed alcuni di essi hanno affermato di aver fatto ricorso allo psicologo per “curarsi”.

L’AppStore è una nuova droga?

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Prima dicevano che la flessibilità lavorativa è la panacea di tutti i mali economici, perché garantisce più produttività alle imprese e maggiore possibilità di concorrere nei mercati internazionali.

Flessibilità = Precariato

Ora si rendono conto che il posto fisso sta alla base della solidità familiare, e siccome le famiglie stanno alla base delle stabilità sociale, la concorrenza delle imprese sul piano internazionale può per ora andare a farsi benedire, a favore di quella nazionale.

Bonanni ha detto che “chi è precario o flessibile deve essere pagato di più e avere più tutele e garanzie degli altri“; come dargli torto?
Invece le imprese hanno visto la precarietà …pardon … la flessibilità come un modo per sottopagare e sfruttare i lavoratori, con meno vincoli di una volta.

Ora che c’è la grande crisi economica, nonostante dicano che “è solo nelle nostre menti” e nonostante “ormai siamo in fase di ripresa”, si rendono conto che il lavoro precario è un grosso deterrente, che porta le famiglie a non spendere e piuttosto ad accantonare i soldi per futuri periodi di crisi (ricordiamo la formica?).

Quindi cosa fare per far sentire gli italiani meno precari?
IDEONA! Torniamo a dargli il lavoro fisso!

Se mai succederà, passata la crisi, credo torneremo alla “vecchia” idea che la flessibilità lavorativa fa bene (alle imprese).

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Magic Mouse, il sogno di Jobs si avvera

Chi segue le vicende di Apple fin dall’inizio sa bene la passione minimalista di Steve Jobs che da sempre ritiene superfluo ogni orpello, tasti compresi. Con il Magic Mouse si materializza uno dei sogni del fondatore della Mela e prosegue un processo di convergenza nel concetto d’uso tra portatili e desktop.
[…]
Perché è dai particolari che si giudica l’eleganza di un produttore di tecnologie.
[…]
Steve Jobs sorride pensando al fatto di esserci riuscito. Ha tolto tutti i tasti (e il peduncolo-pallina della mini-rotella che s’ingrippava sempre) dal “suo” mouse. E questa è una rivoluzione nella continuità della visione, un piacevole senso di appagamento sulla base del concetto che “less is more”, nel meno c’è il di più.
[…]
Suonano le trombe e si aprono i pesanti tendaggi e le cortine dei sipari. Davanti al proscenio plaudente, s’erge solitario, potente e bellissimo il nuovo Magic Mouse di Apple. Lasciate adesso che lo spettacolo cominci.

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Al di là dell’entusiasmo della novità, Wave appare come un’azzeccata rivisitazione degli amati/odiati servizi Exchange, diffusi nella maggior parte delle medie e grandi aziende.

Con Wave è facile comunicare con vari gruppi di persone facilmente amministrabili: è facile aggiungere e rimuovere partecipanti da un gruppo, detto “onda”; è facile scrivere e modificare documenti a più mani; è facile tenere sotto controllo l’evolversi della situazione.

Wave è forse la piattaforma di comunicazione e collaborazione ideale (tra quelle oggi presenti) per il settore terziario, anche grazie alla facile integrazione con il Google Apps Engine.

Wave è tuttavia meno adatto al social-computing, quanto meno nelle forme attuali. Servizi come Twitter e Facebook permettono un’interazione da uno a molti: un utente ha piacere di condividere un pensiero, o di rendere pubblico un evento; invia un messaggio e chi legge ne sarà al corrente. Qui l’obbiettivo è soprattutto la condivisione, non la comunicazione interattiva: si “spara” il proprio messaggio e si passa oltre, non ci si ferma a discuterne (salvo poi il replicare, ma non è essenziale).

Wave è molto più improntato alla discussione e all’interattività: quando si manda un messaggio, si tende a restare in attesa di una risposta. Non si leggono commenti a ciò che si è scritto, ma si producono contenuti collaborando tra tutti i partecipanti.

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I ragazzi di Windows Mobile Dev, hanno realizzato un video in cui viene messa in evidenza la demenzialità di alcune applicazioni approvate dall’AppStore

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Avrete sicuramente visto il video di Verizon che critica le mancanze dell’iPhone a favore del Motorola Droid. Ora arriva la risposta non ufficiale, con questo video creato da Jon Anderson, fan Apple.

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Le menti eccelse del M.I.Thanno trovato il tempo di rivoluzionare il mondo dei libri pop-up per bambini integrando degli elementi elettronici per “un’interattività dinamica”.
Stando alla pagina che parla del progetto, i “Popables” utilizzano elettronica flessibile basata sulla carta per creare “un libro pop-up interattivo che brilla, si muove e si accende”. Immaginate come questo potrebbe rivoluzionare i libri per bambini e l’industria dei biglietti d’auguri.

via http://www.gizmodo.it/2009/10/20/il-mit-porta-lelettronica-nei-libri-pop-up-per-bambini-il-risultato-e-eccezionale.html

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